Escritoras y Pensadoras Europeas

Paola Masino (1908 - 1989)

por Martina Dethlefs

Paola Masino

Paola Masino, quando viene menzionata nei testi di storia letteraria, appare spesso soltanto come la compagna di Massimo Bontempelli oppure come colei che si è occupata del suo archivio dopo la sua morte. Non viene presentata mai come scrittrice o giornalista quale è stata. Ne esce fuori una rappresentazione in cui mancano punti fondamentali della sua biografia ed è invece inquadrata in una tipica immagine femminile che lei stessa ha criticato durante tutto il suo percorso creativo: l’immagine tradizionale delle donne nella società borghese dei primi decenni del Novecento. E così è quasi dimenticata la sua opera letteraria che non merita certo di restare nascosta dietro a quella di Bontempelli. Anzi, Paola Masino può essere considerata senza dubbio una delle protagoniste fra le scrittrici italiane degli anni ’30 e ’40 dello scorso secolo.

Paola Masino nasce a Pisa il 20 maggio 1908 come seconda figlia di una famiglia borghese che già prima della sua nascita si è trapiantata a Roma. Cresce nel quartiere Caprera in un ambiente familiare molto affettuoso. Importante per il suo sviluppo personale è l’influenza esercitata dai suoi genitori, soprattutto da suo padre. La madre, di famiglia aristocratica, nutre la fantasia infantile di Paola, di cui si trovano tracce nell’aspetto fiabesco-allegorico delle sue opere. Da suo padre invece riceve la passione per i grandi della letteratura occidentale: fu lui a riconoscere e promuovere la vocazione precoce di sua figlia per la letteratura. Così, sotto la sua guida, Paola, già a nove anni, comincia a leggere scrittori come Shakespeare, Tolstoj e Dostojevski, interessandosi allo stesso tempo dei testi sacri occidentali nonché orientali.

A sedici anni scrive il suo primo dramma intitolato "Le tre Marie" (rimasto inedito) che lei riesce ad esporre a Luigi Pirandello. Questi, dopo averla ascoltato con una certa curiosità, le dice, come racconta la stessa Masino: “Sei coraggiosa. Se tu avessi saputo scrivere quello che mi hai raccontato saresti un genio.” (Masino, 1995). Qualche anno più tardi si incontreranno di nuovo a Parigi, dove inizierà un’amicizia tanto lunga quanto profonda che durerà fino alla morte di Pirandello nel 1936.

Nel marzo del 1927 Paola conosce Massimo Bontempelli (1878-1960), che già allora era uno scrittore famoso, sposato ma separato dalla moglie e di trent’anni più vecchio di lei. Comincia un rapporto tanto emotivo quanto lavorativo che determinerà decisamente il futuro di Paola. Poiché il loro legame è considerato uno scandalo dalle persone che li circondono, decidono di scrivere insieme il dramma "Il naufragio del Titanic" (inedito), per potersi vedere senza il sospetto degli altri.

Nel 1929, appena compiuta la maggiore età, Paola decide di trasferirsi a Parigi dove comincia a lavorare sia al "Bureau International de Coopération Intellectuelle" sia per "L’Europe Nouvelle" - una decisione coraggiosa vista l’incompresione dei genitori. Ma, decenni più tardi, lei stessa ancora commenta questa scelta in modo positivo:

“Quando me ne andai [...] c’era una saggezza che nasceva della scelta più ardua che ero stata chiamata a fare in così giovane età. Abbandonare la casa paterna dove tutto era stato innocenza e reciproco affetto, per una vita irregolare, con un uomo sposato, contro la volontà e il giudizio di tutti, in una incomprensione ostile, nutrita solo da una fede cieca nel ‘nostro’ amore. Non mi sono sbagliata. Non potevo sbagliare.” (Masino, 1995)

Negli anni di Parigi, Paola fa conoscenza dei protagonisti della scena intellettuale contemporanea. Insieme a Bontempelli si muove dentro la “colonia” italiana, conoscendo Savinio, De Pisis, Chirico, ritrova Pirandello che la riconosce subito, e ha contatti anche con scrittori di altre nazionalità come Ilja Ehrenburg, Ramón Gómez de la Serna o Valéry. Con la vicinanza e l’influenza degli altri autori il suo stile personale comincia a maturare. Paola inizia e finisce, in pochi mesi, il suo primo romanzo "Monte Ignoso". Dopo il ritorno della coppia in Italia nel 1931 vengono pubblicati, a breve distanza l’uno dall’altro, prima una raccolta in volume di racconti, in parte già apparsi in rivista, intitolata "Decadenza della morte" presso la casa editrice romana Stock, e "Monte Ignoso" presso Bompiani. Soprattutto "Monte Ignoso" ha grande successo e vince la medaglia d’oro del premio Viareggio.

Negli anni successivi Paola e Massimo si dividono fra Milano, Roma e Firenze e compiono frequenti viaggi all’estero. Già nel 1933 Paola finisce il suo secondo romanzo intitolato "Periferia", un romanzo pieno di invenzioni fantastiche che come il precedente viene pubblicato presso Bompiani. Nonostante abbia molto successo e vinca il secondo premio del Viareggio, suscita molte polemiche pubbliche. Da allora il regime fascista terrà la scrittrice sotto osservazione. Anche Bontempelli comincia a distanziarsi dal regime, finché, nel 1938, viene sospeso da ogni attività pubblica. Poiché a Bontempelli viene imposto il confino a Venezia, fino al 1943 Paola si vede forzata a dimorare lontano dalla sua famiglia e ad assumere le funzioni della massaia nella casa veneziana. Anche se le piace essere circondata dagli amici intellettuali che frequentano la loro casa, si sente “intrappolata” nel suo ruolo nuovo e non trova il tempo sufficiente per il suo lavoro letterario. Tuttavia, nel 1940 riesce a finire il suo terzo romanzo "Nascita e morte della massaia", senza dubbio la sua opera principale, che a causa della censura sarà pubblicato in volume solo nel 1945, in pieno neorealismo. Nel 1941 esce una nuova raccolta di racconti "Racconto grosso e altri" che in grande parte già aveva scritto e pubblicato su diverse riviste negli anni precedenti. Durante gli anni della guerra continua il suo lavoro narrativo e scrive racconti che escono su riviste e giornali. In questo periodo riprende anche la sua attività poetica, già iniziata nella giovinezza.

A partire dal 1943 Paola e Massimo, dopo la loro fuga da Venezia, sono di nuovo a Roma dove devono vivere nascosti a causa della condanna a morte per Bontempelli e all’esilio per Paola. Le esperienze della guerra insieme alla morte dell’amato padre influiranno decisivamente sul lavoro creativo di Paola negli anni seguenti, in cui scriverà racconti e poemi che escono su riviste del dopoguerra. In questi anni Paola aumenta la sua attività giornalistica collaborando con riviste e giornali come con il settimanale "Spazio", dove tiene due rubriche dedicate a questioni politiche e sociali. Vuole contribuire alla “ricostruzione morale e civile del paese [...], ma non si sottrae al compito di formare la ‘donna nuova’, battendosi per il diritto di voto, il divorzio e ribadendo instancabilmente il dovere dei genitori di garantire la stessa educazione ai figli e alle figlie” (Bernadini Napoletano 2001). Nonostante il lavoro di pubblicista, nel 1947 esce una raccolta di liriche intitolata "Poesie", presso Bompiani, che sarà l’ultimo volume pubblicato dalla stessa scrittice e che conclude il suo percorso letterario.

Negli anni ’50 Paola intensifica il suo lavoro giornalistico e realizza alcuni interventi radiofonici. Nella seconda metà del decennio comincia a scrivere dei libretti d’opera. Esempi della sua nuova attività sono "Vivì" scritta nel 1957, in collaborazione con Missiroli, o "Luisella" (1969) dal racconto omonimo di Thomas Mann, entrambi per la musica di Franco Mannino.

Nel 1960 muore Bontempelli e lei rimane “disoccupata nel mondo” (Masino 1995). Da allora in poi ridurrà anche le sue attività giornalistiche per poter occuparsi pienamente dell’archivio del suo compagno e collabora con Mondadori per rendere possibile la riedizione dei testi di Bontempelli. Continua il suo lavoro come librettista e traduce in italiano opere di scrittori francesi come Balzac o Stendhal. Dopo il suo poema "Ninna nanna", che esce nel 1966 sul periodico La Battana, non pubblicherà più opere letterarie. Durante gli ultimi anni della sua vita la sua “vena creativa” sembra esaurita, tanto che lei dirà “impossibile scrivere, impossibilie leggere” e non riconoscerà più la Paola degli anni precedenti: “Di questa Paola non so e non vedo nulla.” (Masino, 1995).

Paola Masino muore a Roma il 27 luglio 1989.

Obras

Opere principali:

L’attività letteraria di Paola Masino si svolge quasi esclusivamente nel ventennio fascista. Durante questi anni si svilupperà la sua vocazione precoce, influenzata dai suoi genitori, assumendo tecniche ed elementi delle correnti contemporanee con cui lei viene in contatto a Parigi.

La sua scrittura così da un lato viene caratterizzata dagli elementi fiabeschi, fantastici e onirici che conosce nella sua infanzia e che si uniscono con le influenze surrealistiche contemporanee, dall’altro dalla tendenza al realismo con componenti autogiobrafici che vengono rielaborati e trasfigurati in metafore e simboli più generali.

Paola Masino si dedica in primo luogo al genere narrativo, scrivendo racconti e pubblicando tre novelle che possono essere considerate senza dubbio le sue opere principali, ma si anche la poesia la accompagna per tutto il suo percorso creativo, tanto che la sua ultima pubblicazione nel 1966 è proprio un poema. Prescindendo dalla sua opera letteraria, Paola Masino lavora per giornali e riviste, compone libretti d’opera e traduce testi dal francese. Sia nella sua scrittura letteraria sia in quella giornalistica si trova l’analisi critica della società contemporanea con particolare attenzione alla condizione delle donne e delle ragazze, cosicché spesso si parla di “un femminismo ante litteram” di Paola Masino.


Le sue opere letterarie edite in volume sono le seguenti (ordine cronologico):

"Decadenza della morte" (con introduzione di Massimo Bontempelli, Roma, Stock, 1931): È una raccolta di sedici brevi racconti suddivisi in due parti. Tutti i racconti sono pieni di elementi allegorici e surrealistici, ma trattano tematiche diverse. Mentre nei primi racconti la scrittrice si occupa in parte del ruolo femminile nel dominio patriarcale, nella seconda sezione viene tematizzata sia la morte sia la creazione della vita.

"Monte Ignoso" (Milano, Bompiani, 1931; con postfazione di Mauro Bersani, Genova, Il Melangolo 1994), tradotto in tedesco nel 1933 e pubblicato dalla casa editrice berlinese Paul Zsolnay sotto lo stesso titolo. Sia in Monte Ignoso sia nel romanzo successivo Paola Masino elabora elementi della propria infanzia. Così il paese toscano Monteignoso, in cui si trova la casa dei nonni materni, è il luogo delle vicende del romanzo. Protagonista è una famiglia composta dai genitori Emma e Giovanni nonché dalla loro figlia Barbara, un personaggio fortemente autobiografico. Tanto la madre che la figlia possiedono un’intelligenza profonda, ma soffrono di visioni suscitate dall’atmosfera della casa rossa in cui vivono. Per questo Emma manda sua figlia in un internato dove morirà colpita da una grave malattia. Giovanni, un personaggio molto instabile a causa dei traumi della sua infanzia, nel frattempo impazzisce e uccide sua moglie dopo che lei gli ha confessato di averlo tradito.

"Periferia" (Milano, Bompiani, 1933): Anche il secondo romanzo di Paola Masino contiene compomenti autobiografici della sua infanzia che vengono trasfigurati, per raggiungere una connotazione favolosa e allegorica. I protagonisti delle vicende sono dodici bambini che si trovano nel momento dell’uscita dall’infanzia. L’elemento strutturale più importante di "Periferia" è il gioco che assume una “triplice funzione”: mimare la vita degli adulti, aprire nella quotidianità uno spazio per il sogno e la poesia e rivelare a ciascuno il proprio destino (cfr. Bernadini Napoletano 2001).

"Racconto grosso e altri" (Milano, Bompiani, 1941): In questa raccolta di dieci racconti Paola Masino tratta un’altra volta tematiche relazionate con la morte e la ricerca di senso. Quasi tutte le vicende che ci presenta sono fortemente surrealtistiche e piene di crudezze. Così, per esempio, in uno dei racconti ("Figlio") un figlio abortito nasce in un’altra famiglia e uccide il secondo figlio della madre che l’aveva rifiutato.

"Nascita e morte della massaia" (Milano, Bompiani, 1945; con introduzione di Cesare Garboli, ivi, 1970; con introduzione di Silvia Giacomoni, Milano, La Tartaruga, 1982), tradotto in tedesco nel 1983 e pubblicato dal Frauenbuchverlag München con il titolo "Die Geburt der Hausfrau und ihr Tod": con quest’ultimo romanzo Paola Masino raggiunge il punto culminante della sua produzione letteraria. Dal punto di vista sia del contenuto sia dello stile, la scrittrice mostra una grande originalità.

La protagonista del romanzo è una donna senza nome che durante la sua infanzia vive in un baule “catalogando pensieri di morte”. Una volta sposata lei comincia la sua vita di massaia con cui inizia anche la sua miseria spirituale. Rimane libera soltanto nella sua scrittura. Alla fine, dopo un viaggio surreale nel suo inconscio, muore. Eppure viene vista ancora dopo la sua morte, mentre pulisce la propria tomba.

In breve è un romanzo fra il fantastico e il surreale, fra il fiabesco e l’onirico che stupisce per la combinazione di molti tipi di scrittura. Paola Masino ci dà un’immagine allegorica della donna e del suo ruolo a cui è condannata all’interno della nostra società.

"Poesie" (Milano, Bompiani, 1947): É una raccolta di quarantaquattro liriche. I temi trattati vanno dall’amore e dalla contemplazione del paessaggio fino alla guerra ed a tematiche relazionate con le esperienze di guerra.

"Colloquio di notte" (con prefazione di Maria Rosa Cutrufelli, introduzione a cura di Maria Vittoria Vittori, Palermo, La Luna, 1994): Dopo la morte di Paola Masino nel 1989, Maria Vittoria Vittori ha raccolto quindici racconti inediti dell’autrice. Prescindendo dalle solite tematiche che ruotano attorno alla morte, in questi racconti Paola Masino tratta anche vicende della guerra e mette in scena il proprio io.


Rimane aperta la questione del perché Paola Masino sia una scrittrice caduta in oblio. Anche se è difficile individuare tutti i fattori che hanno causato questo oblio, sicuramente c’è da un lato l’ombra di Bontempelli, dalla quale lei non è mai riuscita a liberarsi. Dall’altro si deve considerare il suo silenzio degli ultimi decenni di vita che l’ha fatta dimenticare persino dal pubblico contemporaneo.

In parte Paola Masino viene riscoperta dell’editoria al femminile dopo la riedizione di "Nascita e morte della massaia" nel 1982. Vengono rivalutate le sue intenzioni come “femminista ante litteram”. La sua opera, tuttavia, non può essere analizzata solo da questo punto di vista perché ci si dimenticherebbe della sua complessività formale e della sua originalità stilistica:

“Paola Masino si rivela [...] una scrittrice novencentesca coerente, perché mai un suo testo aderisce alla superficie delle cose, sempre prendendo le distanze dalla materia autobiografica, per ricomporla, trasfigurarla, rappresentarla, attraverso lo strumento dell’immaginazione.” (Bernadini Napoletano 2001)


Fonti:
Bernadini Napoletano, Francesca/ Galateria, Marinella Mascia (Ed.), "Paola Masino", Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2001.

Paola Masino, "Io, Massimo e gli altri. Autobiografia di una figlia del secolo", introduzione e cura di Maria Vittoria Vittori, Milano, Rusconi, 1995.

Per altre fonti vedi “Enlaces de interés”.


Bibliografia piú vasta delle opere di Paola Masino:

Narrativa e poesia in volume:
“Decadenza della morte”, con introduzione di Massimo Bontempelli, Roma, Stock, 1931.
“Monte Ignoso”, Milano, Bompiani, 1931; con postfazione di Mauro Bersani, Genova, il melangolo 1994.
“Periferia”, Milano, Bompiani, 1933.
“Racconto grosso e altri”, Milano, Bompiani, 1941.
“Nascita e morte della massaia”, Milano, Bompiani, 1945; con introduzione di Cesare Garboli, ivi, 1970; con introduzione di Silvia Giacomoni, Milano, La Tartaruga, 1982.
“Poesie”, Milano, Bompiani, 1947.
“Colloquio di notte”, con prefazione di Maria Rosa Cutrufelli, introduzione a cura di Maria Vittoria Vittori, Palermo, La Luna, 1994.

Poesia su quotidiani e riviste (scelta – solo testi non editi in volume)
“Aspirazione”, in “La Rivista di Lecco”, IV, 4, aprile 1927.
“A Giovanni”, in “Alfabeto”, 15 giugno 1950; poi sempre con il titolo “Dedica” in “Premio letterario Viareggio”, n. Unico, agosto 1952; in “Presente”, II, 8, estate-autunno 1953; in “Il Punto”, V, 1, marzo 1956.
“Anno santo”, in “Vie Nuove”, 26, novembre 1950.
“Ninna nanna”, in “La Battana”, III, 7-8, maggio 1996.

Libretti d’opera
“Vivì” (con Bindo Missirolli), musica di Franco Mannino, Roma, De Santis, 1957; Milano, Curci, 1962; ivi, 1972 (eseguito per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli il 28 marzo 1957).
“Luisella”, dall’omonimo racconto di Thomas Mann, musica di Franco Mannino, Milano, Ricordi, 1969 (eseguito per la prima volta al Teatro Massimo di Palermo il 28 febbraio 1969).
“Il ritrato di Dorian Gray” (con Beppe de Tomasi), dall’omonimo romanzo di Oscar Wilde, musica di Franco Mannino, Milano, Curci, 1974 (eseguito per la prima volta al Teatro Massimo Bellini di Catania il 12 gennaio 1982).

Una bibliografia molto completa che implica anche l’attività giornalistica nonché le traduzioni e curatele di Paola Masino si trova in:
Bernadini Napoletano, Francesca/ Galateria, Marinella Mascia (Ed.): “Paola Masino”, Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2001.

Traducciones

“Monte Ignoso”, trad. ted. Di Dora Mitzky, Berlin-Wien-Leipzig, Paul Zsolnay Verlag, 1933.
“Hunger”, trad. ingl. Di Samuel Putnam, in “Blast”, novembre-dicembre 1933.
“Spiele am Abgrund”, trad. ted. di Richard Hoffmann, Berlin-Wien-Leipzig, Paul Zsolnay Verlag, 1935.
„Die Geburt der Hausfrau und ihr Tod“, trad. ted. di Maja Pflug, München, Frauenbuchverlag, 1983.

Bibliografía Crítica

Bernadini Napoletano, Francesca/ Galateria, Marinella Mascia (Ed.): “Paola Masino”, Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2001.
Bo, Carlo: “Una donna anticonformista, grande scrittrice, si racconta”, in “Gente”, 1 maggio 1995.
Di Stefano, Paolo: “Paola. L’avventura dell’900”, in “Corriere della sera”, 340 marzo 1995.
Dzieduszycki, Michele: “Ma quella massaia fa sempre scandalo”, in “L’Europeo”, 13 aprile 1994.
Guerricchio, Rita: “Sulla narrativa di Paola Masino”, in “Idra”, VI, 12, dicembre 1995.
Iotti, Roberta: “Oblio e riscatto di una scrittrice”, in “La Voce di Mantova”, 13 novembre 1993.
Lanuzza, Stefano: “Siate buffi. Genealogie, tipi e stili del ‘buffo’ in alcuni narratori toscani:Palazzeschi, Ridolfi, Piccioli, Masino, Tabucchi, Bianciardi, Marianelli, Firenze, Edizioni Pananti, 1992.
Lilli, Laura: “È morta Paola Masino” in “La Repubblica”, 28 luglio 1989.
Manetti, Beatrice: “Una carriera ‘à rebours’. I quaderni d’appunti di Paola Masino”, tesi di dottorato discussa all’Università “La Sapienza” di Roma il 1° marzo 2001, Alessandria, Edizione dell’Orso, 2001.
Marabini, Carlo: “La morte di Paola Masino scrittrice dimenticata”, in “La Nazione”, 28 luglio 1989.
Molteni Annalina: “Surrealismo alla Dalì con ossessioni irrisolte”, in “Lombardia oggi”, 20 novembre 1994.
Paolazzi Letizia: “Addio Paola, inquieta madre”, in “L’Unità”, 29 luglio 1989.
s. f.: “Paola Masino, donna in libertà rischiosa”, in “L’Unità”, 18 settembre 1995.
Vittori, Maria Vittoria: “Bibbia e follia”, in “L’Indice dei libri del mese”, XI, 11, novembre 1994.
s. f.: “Case. Ritratto di Paola Masino”, in “Idra”, VI, 12, dicembre 1995.
Yehya, Giamila: “Paola Masino: il ‘mestiere scrittrice’”, in “Avanguardia”, IV, 10, 1999.

Anche per quanto riguarda i testi critici raccomando il lavoro di Bernadino Napoletano e Galateria citato sopra.

Enlaces de interés

Texto Representativo

Tra il 1948 e il 1949 Paola cerca di riunire vecchi articoli e racconti per costruire un romanzo epistolare (rimasto inedito) e scrive a sua madre:

“Ho rivisto tutte le mie bambole e i miei bei cappelli. Mi è venuto da ridere a pensare che si salvano cose così inutili e le cose importanti si perdono. È proprio vero che passiamo la vita a raccogliere oggetti che ci fanno schiavi per l’altra metà della vita che ci rimane da vivere. Mamma, ma ci pensi che io sono già sull’arco discendente, che il mezzo del mio cammino è già superato da tre anni? [...] Ora sto facendo una poesia che sento tanto, ma non mi riesce tirarla fuori benché sappia che c’è. È tutta una lettera a lui [a suo padre], un battere cauto sulle cose della natura, sassi, piante, acqua, aria, e sentire che lui da dentro quelle cose ogni volta mi risponde e ride contento [...] Mi pare che scriverò tutto il suo libro standogli in braccio, sulle sue ginocchia, e piangerò perché se mi volto non lo vedo ma se mi ributto a scrivere mi pare a poco a poco di entrare in lui respirare con il suo petto e battere la macchina con le sue dita e vedere i fogli con i suoi occhi.”

Fonte: Bernadini Napoletano, Francesca/ Galateria, Marinella Mascia (Ed.): “Paola Masino”, Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2001, 55.

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