Escritoras y Pensadoras Europeas

Alessandra Macinghi (1407 - 1471)

por Ana De Zayas-enriquez

Alessandra Macinghi nació en Florencia en 1407 y en 1422 se casó con Matteo Strozzi. Su tranquila vida se vio cambiada cuando de forma inesperada exiliaron a su marido a Pesaro ya que era adversario de los Medici. Al quedarse viuda y con siete hijos, vuelve a Florencia y se ocupa de administrar el patrimonio familiar. Cuando en 1458 también sus hijos varones son exiliados de la ciudad, consigue tener a su familia unida a través de una intensa correspondencia epistolar. Murió en Florencia en 1471.

Obras

Macinghi Strozzi, Alessandra (1407-1471), Lettere di una gentildonna fiorentina [1447-1470] (Firenze: G. C. Sansoni, 1877)

Una lettera della Alessandra Macinghi negli Strozzi in aggiunta alle Lxxii [1448] (Firenze: Licosa Reprints, 1972)

Lettere di una gentildonna fiorentina del secolo xv ai figliuoli esuli (Firenze: G. C. Sansoni, 1877)

Una lettera della Alessandra Macinghi negli Strozzi [a Filippo degli Strozzi in Napoli, a dì 8 di novembre 1448]
Firenze : Tip. Di G. Carnesecchi e Figli, 1892.

Tempo di affetti e di mercanti : lettere ai figli esuli / Alessandra Macinghi Strozzi
Milano : Garzanti, 1987.

Macinghi Strozzi, Alessandra
Lettere ai figlioli : Edizione completa, con prefazione di Giovanni Papini
Lanciano : R. Carabba, 1914.

Macinghi Strozzi, Alessandra
Una lettera in aggiunta alle 72 pubblicate da Cesare Guasti nel 1877 / [illustrata dal prof. Isidoro Del Lungo]
Firenze : Tip. Di G. Carnesecchi e Figli, 1890.

Traducciones

Macinghi Strozzi, Alessandra, 1407-1471; transl., Gregory, Heather, Selected Letters of Alessandra Strozzi (Berkeley: University of California Press, 1997)

Bibliografía Crítica

Macinghi Strozzi, Alessandra, 1407-1471; Bianchini, Angela, 1921-, Tempo di affetti e di mercanti: lettere ai figli esuli (Milano: Garzanti, 1987)

D'Andrea, Maria
Una gentildonna fiorentina del 1400 : [Alessandra Macinghi Strozzi]

Dizionario enciclopedico della letteratura italiana, cur. G. Petronio, Laterza, Bari, 1970, vol. III

N. Costa Zalesson, Scrittrici italiane dal XIII al XX secolo. Testi e critica, Longo 1982

G. Francescini, Le lettere di Alessandra Macinghi Strozzi, Firenze, 1895

M. L. Doglio, Scrivere come donna: fenomenologia delle “Lettere familiari” di Alessandra Macinghi Strozzi, in “Lettere italiane”, XXXVI, 1984, pp. 484-97

Enlaces de interés

Texto Representativo

LETTERA PRIMA
A Filippo degli Strozzi, in Napoli.
Al nome di Dio. A dì 24 d'agosto 1447.
Carissimo figliuolo. A' dì passati ebbi una tua de' 16 di luglio, alla quale farò per questa risposta.
E'n prima t'avviso come, per grazia di Dio, abbiàno allogata la nostra Caterina al figliuolo di Parente di Pier Parenti, ch'è giovane da bene e vertudioso, ed è solo, e ricco, e d'età d'anni venticinque, e fa bottega d'arte di seta; e hanno un poco di stato, ch'è poco tempo che 'l padre fu di Collegio. E sì gli do di dota fiorini mille; cioè, fiorini cinquecento ch'ell' ha avere di maggio nel 1448 dal Monte; e gli altri cinquecento gli ho a dare, tra danari e donora, quando ne va a marito; che credo sarà di novembre, se a Dio piacerà. E questi danari sono parte de' vostri e parte de' mia. Che s'io non avessi preso questo partito, non si maritava quest'anno; però che, chi to' donna vuol danari; e non trovavo chi volesse aspettare d'avere la dota nel 1448, e parte nel 1450: sicché, dandogl'io questi cinquecento tra danari e donora, toccheranno a me, s'ella viverà, quegli del 1450. E questo partito abbiàn preso pello meglio; che era d'età d'anni sedici, e non era da'ndugiar più a maritarla. Èssi trovato da metterla in maggiore istato e più gentilezza, ma con mille quattrocento o cinquecento fiorini; ch'era il disfacimento mio e ostro: e non so come la fanciulla si fussi contentata; che, dallo stato in fuori, non v'è grascia, che ci è de' soprossi assai. Ed io, considerato tutto, diliberai acconciar bene la fanciulla, e non guardare a tante cose: e parmi esser certa la starà bene come fanciulla di Firenze; che ha la suocera e'l suocero che ne sono sì contenti, che non pensan se non di contentalla. O! non ti dico di Marco, cioè il marito, che sempre gli dice: Chiedi ciò che tu vuogli. E come si maritò, gli tagliò una cotta di zetani vellutati chermisi; e così la roba di quello medesimo: ed è'l più bel drappo che sia in Firenze; che se lo fece 'n bottega. E fassi una grillanda di penne con perle, che viene fiorini ottanta; e l'acconciatura di sotto, e' sono duo trecce di perle, che viene fiorini sessanta o più: che quando andrà fuori, arà in dosso più che fiorini quattrocento. E ordina di fare un velluto chermisi per farlo colle maniche grandi, foderato di martore, quando n'andrà a marito: e fa una cioppa rosata, ricamata di perle. E non può saziarsi di fare delle cose; che è bella, e vorrebbe paressi vie più: che in verità non ce n'è un'altra a Firenze fatta come lei, ed ha tutte le parti, al parere di molti: che Iddio gli presti santà e grazia lungo tempo, com'io disidero.
Del mandare Matteo di fuori, non vorrei per ora; però che, perché sie piccolo, pure ne sono più accompagnata, e posso mal fare sanz'esso; almanco tanto la Caterina ne vadia a marito: poi mi parrebbe rimanere troppo sola. Per ora non ho il capo a mandarlo: che se vorrà esser buono, lo terrò qua; che non può esser preso per le gravezze insino a sedici anni, ed egli ebbe undici di marzo. Hollo levato dall'abbaco, e appara a scrivere; e porrollo al banco, che vi starà questo verno: dipoi vedrèno quello vorrà fare; che Iddio gli dia quella virtù che gli fa bisogno. De' fatti del Comune, t'avviso che ho debito fiorini dugento quaranta, e sono istata molestata da no' meno di quattro Ufici, che hanno a riscuotere pel Comune: da se' mesi in qua non ho mai avuto a fare altro, che andare ora a questo Uficio e ora a quest'altro. Ora, per grazia di Dio, mi sono accordata co' loro per ensino a febbraio; che pago, tra tutti, il mese fiorini nove o circa. Aspettasi che la gravezza nuova esca fuori per tutto ottobre; che se mi fanno il dovere, come dicono, di non porre albìtro a vedove e pupilli, non arò duo fiorini; che forse non farò tanto debito. E poi che 'l Duca è morto, istimasi non se ne pagherà tanti, se già il Re di Ragona non ci dessi noia; che già ha cominciato presso a Monte Varchi, a un castello che si chiama Cennina. Dicevasi, quando l'ebbono, che si riarebbe l'altro dì, ché non vi potevano istare. Sonvi già stati tre settimane, e ancora sono atti a starvi; che v'era drento tal contadino, che solo del grano e della roba vi lasciò si dice ne viverebbono un anno. Dicesi che innanzi si riabbia, si spenderà più che quaranta migliaia fiorini. Iddio provvegga a'nostri bisogni.

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