Escritoras y Pensadoras Europeas

Margarita Costa (1600 - 1675)

por Jose Manuel Sanchez Aguilar

Nace en roma en 1600 , de familia humilde , conquista el éxito con las dotes de cantante , actriz , y un gran belleza.Entre1628-29 permanece en Florencia bajo la corte del duque de Toscana Ferdinando II. Durante su estancia en Florencia produce sus obras; escribirá p poesía y tramas para el teatro y cuenta el viaje a Alemania del gran duque. Se unirá sentimentalmente a un cómico Bernardino Ricci il Tedeschino y luego a un bandido calabres Squilletti , conocido como Fray Palolo y convertido en confidente del gran duque Ferdinando II.Comparte la belleza con su hermana; ANNa FRANCESCA.En la corte de los Médicis busca paz y fortuna, pero su belleza no la induce al cambio de vida que esperaba:tendra líos amorosos con nobles y con gente del teatro, y es amante de aristócratas , actores y saltimbanquis.
De vuelta a Roma en el 1664, entra a formar parte del renombrado círculo de cantantes dirigidos por Barberini. Permanecerá en Turín y luego en Paris donde actuara para la reina y fascinara al cardenal Mazzarino. Vuelve a Florencia y luego a Roma donde muere de peste en 1675.

Obras

La chitarra e il violino Francfort 1638
Lo stipo , Venecia 1639
La selva dei cipressi: opera lugubre , Firenze 1640
Istoria del viaggio in Alemagna , VEnezia
Lettere amorose , Venezia 1639
La flora feconda ; firenze 1640
Li buffoni , Firenze 1641
Cecila martire :poema sacro
, Roma 1644
Festa reale per balletto a cavallo , Cramoisy 1647
Selva di Diana , Paragi 1647
La tromba di parnaso , Parigi 1647
Gli amori della luna , Venezia 1654

Bibliografía Crítica

Bergalli Luisa, Componimenti poetici delle più illustri rimatrici di ogni secolo raccolti da Luisa Bergalli, Venezia, Mora, 1726
Quadrio F. S., Della storia e della ragione d’ogni poesia, Bologna-Milano, 1739-52 (opera in vol.)
Allacci L., Drammaturgia accresciuta e continuata fino all’anno 1754, Venezia, 1755
Ademollo A., I primi fasti della musica italiana a Parigi(1645-1662), Milano, s.a.
Arlìa C., Un bandito ed una cortigiana letterati, in “Il Bibliofilo”, II, 1881
Prunières H., L’opèra italien en France avant Lully, Paris, 1913
Bianchi D., Una cortigiana rimatrice del Seicento: Margherita Costa in “Rassegna critica della letteratura italiana”, XXIX, 1924
Gigli G., Diario romano (1608-1670), Roma, 1958
Croce B., Nuovi saggi sulla letteratura italiana del Seicento, Bari, 1968
Bianconi L., Walzer T., Dalla allastorie di Febiamonici,in “Rivista Italiana di musicologia”, X, 1975
Fètis F. J., Biografia Universale des musiciens, II
Die Musik in Geshichte und Gegenwart, II vol.
Enciclopedia dello spettacolo, III vol.
Dizionario biografico degli italiani, Roma Istituto Enciclopedia Italiana-Treccani, 1960
Santoro A., Veglione F., Catalogo della scrittura femminile italiana a stampa presente nei fondi librari della Biblioteca Nazionale di Napoli,Napoli, Dick Peerson,stampa, 1990
Morandini G., Sospiri e palpiti. Scrittrici italiane del Seicento, 2001

Enlaces de interés

Texto Representativo

La mia Musa ~ svegliata, e gi~ ripiglia
II pletro ruginoso, e la zampogna,
E non la posso ritenere in briglia.
E vorrebbe dir mal fin della Togna,

De la Mea, della Nana, e della Cice;
E gratarli la schiena senza rogna.
Grida, s’abbraccia, stride, e maledice;
E priega, ch’io le lassi dir il vero,
E vane cose in testa me predice.
Ed io, che uscir non voglio dal sentiero
Tiro la briglia e le do’ bastonate,
E stimo la sua furia quanto un zero.
Pera se i versi miei ben riguardate,
Non vi parranno datii o sponclici,
Ma scartacci da cuocer le frittate
Sieno ancor zoppi; ch’io figlia dei Dei,
Non sono, né di stil tanto perfetto,
Che possa soddisfare a quattro o a sei.
A me basta poter star sola in letto,
A paragone col mio biondo Apolo,
Senza lima di rosso o di belletto.
In quanto a me non yo’ rompermi il collo,
Per andare in Parnaso, o per la strada
faticosa, per bere a que! rampollo,
Leggeteli cosi se pur v’aggrada;
Che altrimenti non voglio astrologare,
Per cibarvi di Nettare, o rugiada.
Jo vi so dir, c’avrei troppo da fare,
Se col parlare in punta di forchetta
Volessi sulle dita calcolare.
Gi~ tengo dalia musa una ricetta,
Di non mutar un verso, che rissuona,
Né togliere alo stil na paroletta.
La Musa mia, che si chiama Simona,

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