Escritoras y Pensadoras Europeas

Anna Franchi (1867 - 1954)

por José Juan Burgos Roldán

Anna Franchi

Anna Franchi nació en Livorno el 15 de enero de 1867 en el seno de una familia económicamente muy bien situada. Muy joven se casó con el músico Ettore Martini, del cual se separó con bastantes dificultades y sufrimientos.
Junto con otras escritoras, como Flavia Steno o Fanny Salazar, se involucró activamente en las grandes problemáticas sociales y políticas de la época y fue abanderada de la defensa de los derechos de la mujer, siendo una defensora acérrima del divorcio y del derecho a huelga, realizó todo una campaña por la defensa del divorcio con obras como Avanti il divorzio! (1902) e Il divorzio (1903).
Integrante del Partido Socialista, fue una persona de gran cultura, además de magnífica traductora, colaboró en numerosas revistas, entre las cuales la famosa “Nuova Antologia”, desarrolló una intensa actividad periodística. Gran amante de las artes, fue desde pequeña una inquieta apasionada de la música y la pintura, seguidora del movimiento de los “macchiaioli”, que fueron una generación de jóvenes artistas abiertos a Europa partícipes del malestar de la situación sociopolítica de la época, a los cuales dedicó una serie de monografías en la prestigiosa revista "Natura e arte di Milano", precisamente en el arte y en su curiosidad artística fue donde se refugió en los solitarios años del fascismo. Podemos decir de ella que abarcó todos los campos de la cultura: periodista, escritora, gran conocedora del arte, buena polemista y activista feminista, en contacto con la mayor parte de los literatos, músicos, comediógrafos y artistas que marcaron con sus obras la cultura italiana de finales del siglo XIX e inicios del XX . Fue un personaje muy singular, dotada de un carácter bastante polémico y gran anticonformismo con la época en la que vivió, y al mismo tiempo partícipe de vivaz debate cultural que atravesó la sociedad livornese en el cambio de siglo y que permanece como base del patrimonio de ideas progresistas que caracteriza todavía hoy la sociedad livornese. Murió en 1954.

Obras

•Tolstoi L., Sebastopoli, (trad.), Milano, 1889
•Guy De Maupassant , Una vita, (trad.) Firenze, 1898
•Decadente, Catania, Giannotta, 1901
•Avanti il divorzio, Milano-Palermo-Napoli, Sandron, 1902 (con Prefazione di Agostino Berenini)
•Il divorzio e le donne, Firenze, Nerbini, 1902
•Arte e artisti toscani dal 1850 ad oggi, Firenze, Alinari, 1902
•Gli arazzi, Sta in: Natura e arte, 1901-1902, fasc. XVI-XVII
•Ancora un ritratto di Dante, in "Il Secolo XX", a.II (1903), n.3
•Mafia e Giustizia, Firenze, Nerbini, 1904
•Giovanni Fattori, Firenze, Alinari, 1910
•Mamma, Milano, Ed. Milanese, 1911
•Burchiello, Quattro atti , Milano, Ed. Milanese, 1912
•Città sorelle, Milano, Treves, 1915, 1919
•A voi, soldati futuri, dico: La nostra guerra, Milano, Vallardi, 1916
•Il figlio alla guerra, Milano, Treves, 1917, 1944
•Ironie, Firenze, Battistelli, 1919
•Chi canta per amore, Milano, Treves, 1920
•Per colui che verrà, Milano, Caddeo, 1921
•Alla catena, Milano, Treves, 1922
•Donne e amori, Milano, Ceschina, 1930, 1931
•Caterina de' Medici, regina di Francia, Milano, Ceschina, 1932
•Aldo Sguanci (1883-1933), Firenze, s.e., 1933
•Dono d'amore, Milano, Treves, 1933
•Maria Teresa d'Austria, Milano, Ceschina, 1934
•Livingstone attraverso l'Africa, Torino, Paravia, 1938, 1944
•La mia vita, Milano, Garzanti, 1940
•Nessuno saprà - Romanzo storico, Firenze, Nerbini, 1942
•Era quello l'amore, Firenze, CEN, 1944
•Fra' Diavolo, Milano, Ed. V.I.R., 1945
•I Macchiaioli toscani, , Garzanti, 1945
•Cose d'ieri dette alle donne d'oggi, Milano, Hoepli, 1946
•David Livingstone, Torino-Milano-Palermo, Paravia, 1946, 1951
•Borgiotti Mario, Il mio mare (Introd. a:), Firenze, 1948
•Storia della pirateria nel mondo (2 voll. Con Bibliogr.), Milano, Ceschina, 1952
•Polvere del passato, Milano, garzanti, 1953
•Luci dantesche, Milano, Ceschina, 1955
•Le teorie estetiche di B. Berenson, Torino, Ed. di Filosofia, 1960

Traducciones

Traducciones al castellano:
· "Catalina de Médicis", Ana Franchi ; [traducción, María Ortiz Eulate] . - Barcelona : Planeta-De Agostini , [1996].

· "Catalina de Médicis, Reina de Francia (La Historia)", Anna Franchi . - Barcelona : Juventud , [1942 (Clarasó]).

Bibliografía Crítica

·”Vivere da protagoniste.Donne tra politica, cultura e controllo sociale” Patrizia Gabrielli, Roma, Carocci, 2001

·“La passione politica di una scrittrice. Appunti per una biografia di Anna Franchi”, Lucilla Gigli

·“Letteratura e relazioni, dal matrimonio alla libertà di scelta (Un secolo visto da donne scrittrici, protagoniste della critica ai legami convenzionali. Da Sibilla Aleramo e Anna Franchi, divorzista all'inizio del secolo, alla spagnola Luc’a Extebarr’a, nel '98 in piazza a Madrid per le coppie di fatto)”, Maria Vittoria Vittori.

Enlaces de interés

Texto Representativo

Este es un texto que la escritora publicó en 1951 en "La Rivista di Livorno", a cerca de Pio Al berto del Corona:

PIO ALBERTO DEL CORONA
Livornese. Nato in quel quartiere della città intersecato da canali, che
il popolo disse “Venezia” – fu onore della sua città, che si gloriò di Lui,
sempre onorandolo, come la Toscana tutta lo onorò e l’amò per le sue
opere e per la sua bontà.
È orgoglio e dolcezza insieme, per chi vive lontano dalla propria terra,
ritornandovi, ricercare opere e uomini che le fecero onore e andando
per le vie, da tanto tempo non vedute, sembra che queste anime gran-
di per opere di bene vi portino parole di incoraggiamento e di amore.
Mons. Del Corona nacque nel 1837. Fu allievo dei Barnabiti di San
Sebastiano. Quante volte, mio padre nato nel 1821, allievo egli pure
dei Padri, celebri per la loro cultura e per il loro amore al
Risorgimento, mi parlò di loro mostrandomi i saggi di latino, che
aveva conservato e che conservo! Quante volte il mio maestro di ita-
liano, Francesco Pera, mi parlò di loro allorché dal 1878 al 1880 fui
sua allieva nell’Istituto Moutet situato in Via Grande (Via Vittorio
Emanuele) sull’angolo della Piazzetta Guerrazzi! I Padri Barnabiti
chiedevano ai loro allievi l’amore umano, quell’amore che Gesù
Cristo portò per dare alle creature dolenti il più grande conforto che
la vita può dare.
Lontana quasi sempre dalla mia Toscana, allorché il lavoro fu scopo
e necessità della mia vita, il nome di Mons. Del Corona, venendo a
Livorno, mi ritornava alla mente, perché più volte il Prof. Pera, a noi
ragazzine, ne parlava dandolo esempio di mansueta grandezza, di
una elevatezza che non rifugge dal dovere sacrosanto di portare
parola di aiuto morale a coloro che vanno incerti per una via perico-
losa perché mancanti della volontà di reagire.
Personalmente non posso dire di Lui con esempi. Come dissi fui lon-
tana, ma passando talvolta per la medesima via da Lui trascorsa,
come eco di melodia pacificante il suo nome mi risuonò nell’anima.
Ed anche la mia bella nonna, nata nel 1814, fiera livornese del
Risorgimento, volterriana arguta, parlava inchinandosi dinanzi al
ricordo di questo Livornese che nella Toscana turbata dall’ansietà di
una conquista e di una liberazione, portava l’assistenza e la parola
che non toglie la speranza.
Monsignor Del Corona era un’anima serena che accetta l’apostolato
come un dovere fraterno e ovunque passò lasciò ricordi di bontà.
Ebbe la poesia della candida veste domenicana e pregò estasiato
davanti alle divine opere del Beato Angelico, e nella pace del con-
vento fiesolano meditò le magnifiche orazioni.
Studioso, dopo il primo anno di noviziato studiò lingue orientali, per-
fezionò il greco, si fece pratico dell’inglese e del francese. Fu profes-
sore di teologia, predicatore commovente parlò per l’avvento del
Duomo di Firenze, ove fondò il Monastero della Pietra, l’asilo che fu
l’opera del suo cuore. Volle che una donna da Lui educata e prescel-
ta fosse guida, seguendo i suoi consigli, alle suore che si sarebbero
dedicate all’insegnamento delle anime nuove.
Alla porta della sua cella a S. Marco bussarono uomini che si distin-
sero nella vita del mondo e che rimasero vivi nelle pagine della sto-
ria del nostro magnifico 800: Niccolò Tommaseo, Gino Capponi,
Cesare Cantù ed altri che il mondo non dimentica.
Egli sapeva la parola che indica, incoraggia, sostiene nelle lotte più
dure.
Gli omaggi dei superiori, dei grandi ecclesiastici, del Pontefice, gli
furono sprone per prodigarsi nel bene.
Vescovo acclamato a S. Miniato, Arcivescovo titolare di Sardica, ovun-
que esercitò quell’opera di amore che è nei buoni opera di intelletto.
Egli fu grande perché fece il bene con intelletto di amore. Non posso
dire di più, i suoi scritti lo ricordano quale fu e nel cuore dei
Livornesi rimase ricordo da aggiungere come raro gioiello alla coro-
na dei nomi che illustrano la città mediterranea, prezioso gioiello
essa stessa, protetta e benedetta dalla madre del Cristo.
Morendo disse alle pie donne dell’asilo, ma anche alla gente del
mondo: Amatevi, siate sempre un cuor solo.
Amore per chi va nella vita implorando grazia, implorando pace,
amore per chi peccò, per chi non seppe rassegnarsi; amore e perdono.
Che i Livornesi sieno gloriosi di Lui.

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