Escritoras y Pensadoras Europeas

Nina Di Dante/siciliana (1290 - )

por María José Prieto Manfredi

Nace por el 1290, auqnue su labor poética pertenecería al siglo XIII.
Algunos autores la situan en Messina y otros en Palermo, pero la pirmera es la más crediblidad presenta.
Nina es diminutivo de Catherina aunque también existe la posibilidad de que fuera Antonia o Antonina.
Son muchos los que aluden a su belleza, virtuosismo, espíritu culto y personalidad singular; pero es sin lugar a dudas sus versos los que atraen toda nuestra atención. Dante de Maiano llegó a enamorarse de ella al leerelos. Y mantuvo una relación epistolar con ella. De ahí el sobrenombre di Dante.
Sus rimas han sido citadas por la Accademia della Crusca al hacer el célebre crítico Alessandro TAssoni" Considerazioni sopra il Petrarca" y por el insigne literato Ferderico Ubaldini en "Documenti di Amore del Barberino".

Obras

1- LAMENTO D'AMORE TRADITO ,NELL'ALLEGORIA DELLO SPARVIERO FUGGITOSENE.


2-QUAL SETE VOI, SÌ CARA PROFERENZA.

Bibliografía Crítica

*Blasi, Jolanda de, Antologia delle scrittrici italiane dalle origini al 1800, Firenze, Nemi, 1930, p. 8.

*Blasi, Jolanda de, "Rime" in Antologia delle scrittrici italiane dalle origini al 1800, Nemi, Firenze, , 1930(p.7-8).

*Hillman, Cynthia, ed., Collected Poems, Italian Women Writers Project, Chicago, 2006.

*Sonetto e qualche piccola poesia" ,in Raccolta di rime antiche,Giunti, 1527 .

* Mora, Antonio "Qual sete voi, sì cara proferenza" in Componimenti poetici delle più illustri rimatrici d'ogni secolo,Venezia, 1726,(pt. 1, p. 1).

*Di Vincenzo Nannucci, Manuale della letteratura del primo secolo della lingua italiana ,Barbèra, Bianchi,1856.


Texto Representativo

1.-Tapina me che amava uno sparviero;
amaval tanto ch'io me ne morìa
a lo richiamo ben m'era maniero,
ed unque troppo pascer nol dovìa
Or è montato e salito sì altero,
assai più altero che non solìa;
ed è assiso dentro a un verziero,
e un altra donna l'averà in balìa
Isparvier mio, ch'io t'avea nodrito;
sonaglio d'oro ti facea portare,
perchè nell'uccellar fossi più ardito:
Or sei salito siccome lo mare,
ed hai rotti li geti e sei fuggito
quando eri fermo nel tuo uccellare.



2.-QUal sete voi, sì cara proferenza,
Che fate a me senza voi mostrare?
Molto m' agenzeria vostra parvenza,
Perche meo cor podesse dichiarare.
Vostro mandato aggrada a mia intenza;
In gioja mi conteria d' udir nomare
Lo vostro nome, che fa proferenza
D' essere sottoposto a me innorare.
Lo core meo pensare non savria
Nessuna cosa, che sturbasse amanza,
Così affermo, e voglio ognor, che sia,
D' udendovi parlar è vollia mia:
Se vostra penna ha bona consonanza
Col vostro core, ond' ha tra lor resia?
[p. 3]





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